In soli due mesi l’abbinamento obbligatorio tra Pos e registratori di cassa ha fatto emergere 115 milioni di scontrini e 5,3 miliardi di euro di base imponibile in più. L’Agenzia delle Entrate rassicura: la tecnologia serve a incrociare i dati, ma i controlli resteranno umani.

Dietro al semplice gesto di pagare un caffè o una cena con la carta di credito si nasconde una rivoluzione tecnologica che sta cambiando radicalmente la lotta all'evasione fiscale in Italia. Da marzo è entrato infatti definitivamente a regime un nuovo obbligo normativo: il collegamento telematico diretto tra il Pos (il dispositivo per i pagamenti elettronici) e il registratore di cassa del commerciante. Fino a poco tempo fa, i due sistemi viaggiavano su binari separati. Un negoziante poteva strisciare la carta sul Pos senza che l'operazione venisse automaticamente registrata dalla cassa per l'emissione dello scontrino elettronico.

Oggi non è più così: con questa integrazione digitale, infatti, nel momento in cui il cliente paga con il bancomat, il Pos dialoga istantaneamente con la cassa. Un automatismo ha eliminato le zone d'ombra, rendendo la transazione immediatamente visibile al Fisco. Il collegamento pos e cassa vale 5,3 miliardi al Fisco: l'impatto delle nuove regole I primi dati analitici registrati dall'amministrazione finanziaria evidenziano l'effetto immediato del nuovo sistema. Nel periodo compreso tra l'entrata a regime della misura, a marzo, e la metà di maggio, i sistemi telematici hanno rilevato un incremento di 115 milioni di scontrini rispetto ai flussi dello stesso periodo dell'anno precedente.