Bormio, 29 maggio 2026 – Sentirsi Pogacar o Vingegaard, al netto della differenza del riscontro cronometrico. Da questa fine mese il comprensorio di Bormio apre le sue salite più apprezzate (e faticose) ai ciclisti amatoriali. Che, quindi, potranno tornare a cercare l’impresa su erte diventate leggenda, nell’anno in cui il Giro d’Italia ha deciso di snobbarle.
Il Mortirolo ha tracciato la strada, successivamente si sono aggiunti lo Stelvio e il Gavia, dal versante di Santa Caterina Valfurva.
Le caratteristiche
Bastano pochi chilometri per capire che ognuna di queste salite è unica nel suo genere. Lo Stelvio appare grandioso, sia che lo si guardi da lontano, sia che lo si affronti, magari proprio in bicicletta: 2.758 metri, il valico automobilistico più alto d'Italia, 21 tornanti che dal versante di Bormio salgono con una regolarità quasi geometrica prima di aprirsi su un panorama che toglie il fiato prima ancora della fatica.
È una salita che porta con sé il peso dei nomi che l'hanno percorsa - Coppi, prima di tutti - e che riesce ancora, ogni volta, a sembrare all'altezza del suo passato.













