Caricamento player
Domenica 24 maggio si è corsa la 15esima tappa (su 21 totali) del Giro d’Italia maschile. Era tutta in pianura e relativamente breve: 157 chilometri dritti, caldi e veloci. I primi 90 tra navigli e cascine, da Voghera a Milano, dove il Giro mancava dal 2021. Gli ultimi tutti in città, con i corridori che hanno ripetuto per quattro volte un circuito di circa 16 chilometri, con passaggio da Piazzale Loreto e arrivo in Corso Venezia, nella parte est di Milano. Anziché un velocista, a vincere la gara è stato uno dei corridori che erano in fuga dall’inizio, una cosa che succede di rado in tappe di questo tipo.
È difficile esserne certi perché ovviamente manca la controprova, ma sull’esito della tappa potrebbero aver influito due cose, ognuna delle quali ha generato una sua coda polemica: la neutralizzazione della gara a un giro dall’arrivo e le moto che, secondo alcuni corridori, erano troppo vicine ai fuggitivi, dando loro la possibilità di sfruttarne la scia per andare più veloci. Delle moto torniamo a occuparci tra qualche paragrafo – restate-con-noi! – che prima c’è da parlare della neutralizzazione.
La tappa è stata vinta dal norvegese Fredrik Dversnes Lavik, che ha preceduto i tre italiani rimasti con lui: Martin Marcellusi, Mirco Maestri e il suo compagno Mattia Bais. I quattro sono arrivati pochi secondi prima del gruppo di velocisti, ed è stata la seconda tappa (tra quelle non a cronometro) con la velocità media più alta nella storia del Giro: 51 chilometri orari.










