L’impennata dei reati violenti tra i minori dopo la crisi pandemica, il peso della spettacolarizzazione sui social e la fine del mito della devianza relegata solo alle periferie disagiate. Le analisi del professore di criminologia Ernesto Savona e del Colonnello Anna Bonifazi
«La curva della violenza giovanile è stata stabile per tanti anni, poi nel 2020-2021 improvvisamente sale, quando invece la curva degli adulti rimane ferma. Già nel 2024 avevamo la sensazione che ci sarebbe stata un’impennata. E infatti nel 2026 c’è stata. Il punto di rottura? La pandemia». È l’analisi di Ernesto Savona, Direttore di Transcrime e Professore di Criminologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che a Open spiega come si stiano ridefinendo i contorni della criminalità giovanile in Italia. Nel nostro Paese, infatti, i reati violenti commessi da minorenni registrano un’accelerazione che mette a nudo un cambiamento profondo, guidato da due fattori cruciali: da un lato gli strascichi psicologici della pandemia, dall’altro l’avvento pervasivo della tecnologia. L’esplosione dei social network ha portato con sé dinamiche inedite di emulazione, spettacolarizzazione e una ricerca esasperata di identità all’interno del gruppo virtuale.









