L’aumento è netto, brutale: in un anno gli omicidi commessi da minorenni in Italia sono passati da 14 a 35, oltre il +150%, fino a rappresentare il 12% del totale nazionale. Un dato in contraddizione con l’andamento generale (in generale gli omicidi sono in calo) che racconta una criminalità giovanile sempre più sganciata dai contesti tradizionali e sempre più legata a fragilità individuali, gruppi fluidi, sostanze che alterano percezione e impulsi. Un fenomeno che gli psichiatri definiscono “difficile da intercettare”, e che oggi è al centro del congresso nazionale della Società italiana di psichiatria e psicopatologia forense in chiusura ad Alghero.

La controtendenza

Secondo i dati della Criminalpol, il Servizio analisi criminale e delle relazioni per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, mentre gli omicidi complessivi in Italia sono calati del 72% nell’ultimo decennio, quelli che vedono protagonisti i ragazzi registrano un aumento costante. A crescere non sono solo gli autori, ma anche le vittime: un segnale che indica un ecosistema giovanile più esposto, più fragile, più permeabile a dinamiche violente che non hanno più bisogno di un contesto criminale strutturato per esplodere.