di Teresa Scarcella

I numeri sul disagio mentale giovanile - resi noti la scorsa settimana dall’osservatorio dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana - sono il sintomo di un malessere che non si può ignorare e richiamano a un atto di responsabilità politico-sociale non più rimandabile. In dieci anni i ricoveri psichiatrici sono raddoppiati (da 37,5 a 73,4 ogni 10mila abitanti), gli accessi in pronto soccorso per problemi psicologici acuti hanno raggiunto l’apice. Giovani, che un domani saranno adulti, in carico a un sistema sanitario che già adesso è in affanno nel cercare di star dietro a un fenomeno che corre molto più veloce. "I servizi non sono cresciuti insieme alla richiesta di aiuto, non sono andati di pari passo", ammette Tiziana Pisano, responsabile della Psichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza del Meyer. Qui, nell’ultimo anno, sono raddoppiate le consulenze in pronto soccorso: 570, quasi due al giorno (senza contare i casi che vengono gestiti direttamente in Ps). E sono aumentati anche i ricoveri: da 220 del 2024 agli oltre 300 del 2025.

Un fenomeno figlio dei nostri tempi. Quanto incide il fatto che oggi si parla molto di più di salute mentale?

"Oggi il disagio mentale non è più uno stigma, e questo è senza dubbio il dato positivo. Se ne parla di più e si chiede più aiuto. Dall’altro lato è anche vero che viviamo in una società complicata, che offre meno punti di riferimento. Un mondo precario, che però pretende molto, anche dai più piccoli. Prestazioni e performance più alte".