Il problema c’è e molto grosso. Dal 2021 a oggi gli adolescenti in carico alle Neuropsichiatrie sono aumentati del 10 per cento con una drammatica impennata della complessità delle situazioni cliniche e delle urgenze, inclusi i comportamenti autolesionistici e suicidari. L’onda lunga del Covid, si sente dire. Ma la situazione ormai in gran parte prescinde dalla pandemia e si collega piuttosto all’aumento delle richieste e alle falle di un sistema sanitario saturo che andrebbe potenziato. Lo sanno i professionisti che lavorano negli ospedali e denunciano evidenze e numeri da capogiro nel giorno in cui inizia la Crazy week organizzata dall’associazione iSemprevivi con eventi come la Notte della taranta e la Crazy run all’Arco della pace, per abbattere lo stigma delle malattie mentali, in particolare dei giovani.
«Le liste d’attesa per aree delicate come l’autismo o i disturbi del linguaggio e dell’apprendimento, soltanto in apparenza meno urgenti, arrivano anche a due anni perché dobbiamo provare a dare risposta tempestiva ai codici rossi e gialli psichiatrici aumentati in modo vertiginoso e con casi gravi persino a 12 o 13 anni», avverte Antonella Costantino, direttore della Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (Uonpia) al Policlinico. Se si guarda ai fattori ambientali la famiglia è meno rilevante rispetto alla pressione sociale online e non solo, dicono gli esperti. «Mi sento osservato e giudicato: basta che un conoscente mi parli male o scriva male di me sui social e vado in briciole», ha appena riferito un quindicenne arrivato in pronto soccorso per tentato suicidio.











