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Ultimo aggiornamento: 8:04

Nel 2024, sugli oltre 8mila accessi in pronto soccorso dovuti a patologie direttamente correlate all’uso di droga, il 10% riguarda minorenni. Il tasso di ospedalizzazione è in netta crescita rispetto al 2012, +55%, con il 69% dei ricoveri che si concentra nelle Regioni del Nord. I servizi per le dipendenze (SerD) sono frammentati, disomogenei e con organico insufficiente. Mancano all’appello quasi 1900 operatori: psicologi, educatori professionali, assistenti sociali, medici e infermieri. Il carico di lavoro medio è di 24,1 pazienti per operatore, con picchi di oltre 30 in regioni come Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria. Nel 2024, i SerD hanno assistito 134.443 persone per uso di sostanze illegali o psicofarmaci non prescritti (+2,7% rispetto al 2023). Il 14% degli utenti ha meno di 30 anni.

Sono alcuni dei dati presentati da Gimbe al XIV congresso nazionale della Federserd (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) sulla prevenzione e cura delle dipendenze, la tre giorni iniziata il 29 ottobre a Milano. L’evento ha l’obiettivo di ribadire la centralità dei servizi delle dipendenze come presìdi fondamentali di salute pubblica e inclusione sociale. Ma questi numeri fotografano un sistema sanitario territoriale in forte affanno, che fatica a intercettare un bisogno di cura in crescita e sempre più giovane. Come spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione: “Stiamo pagando il prezzo di un immobilismo normativo e organizzativo. L’efficacia dei SerD dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un’adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani”.