In Italia circa un giovane su sette presenta segni riconducibili a un disturbo psichico, pari a quasi un milione di ragazzi considerando la fascia tra i 10 e i 19 anni. Una condizione che rappresenta il 13% del carico globale di malattia in questa fascia d’età. Allo stesso tempo, l’indice di salute mentale degli adolescenti resta peggiore rispetto ai livelli pre-pandemici, nonostante un parziale recupero nel 2024. A questo quadro si affiancano i dati sui disturbi del neurosviluppo. In Italia la prevalenza del disturbo dello spettro autistico è stimata in 13,4 per 1.000 bambini tra i 7 e i 9 anni, con circa 600 mila persone che vivono con ASD e un rapporto maschi/femmine di 4,4:1.

Sul versante dell’ADHD, la prevalenza è pari a circa il 6% nei bambini e adolescenti e al 3% negli adulti. In questo scenario emerge un elemento chiave per la pratica clinica: intervenire precocemente e in modo appropriato può modificare in modo significativo la traiettoria evolutiva dei giovani. A rafforzare questo quadro, uno studio appena pubblicato su JAMA Psychiatry.

Lo studio

Lo studio, condotto su 700 mila giovani, ha seguito per oltre 8 anni circa 4 mila bambini e adolescenti con diagnosi di ADHD, evidenziando che il trattamento farmacologico standard (con metilfenidato) nei bambini diagnosticati prima dei 13 anni è associato a una riduzione del rischio di sviluppare psicosi in età adulta pari a circa il 21-24% rispetto ai non trattati. L’importanza del trattamento precoce e la necessità di costruire percorsi di cura continui tra infanzia, adolescenza ed età adulta sono i temi al centro del 5° Congresso Congiunto SINPIA-SINPF, al via oggi a Cagliari, dedicato all’innovazione nella clinica e nella psicofarmacologia nell’età di transizione. L’evento, che terminerà l’8 maggio, coinvolge oltre 500 specialisti tra neuropsichiatri infantili, psichiatri, neurologi, farmacologi ed esperti di medicina del sonno e delle dipendenze.