I dati che riceviamo dalle istituzioni e dagli ordini professionali di psicologi e psichiatri parlano chiaro: siamo di fronte a una grande emergenza senza precedenti per quanto riguarda le condizioni di salute mentale della popolazione, con particolare riferimento ai giovani. L’allarme lanciato da The Lancet a fine maggio non può restare inascolato. Mi occupo di prevenzione primaria da 46 anni, quindi di studiare tutto quello che potremmo fare per creare il terreno di coltura per la salute cronica, e posso contare su un nutrito gruppo di psichiatri e psicologi/e clinici che mi affiancano nel progetto Healthy Habits.
Giocare d’anticipo sul disagio
Negli ultimi decenni istituzioni e sanitari si sono concentrati molto nell’individuare e perfezionare le cure di questa insidiosa e invalidante patologia, ma poco è stato fatto per anticipare il problema. Molto invece potremmo fare stando alla ricerca scientifica più aggiornata. La malattia mentale come quasi tutte le patologie ha una sua traiettoria, e non si instaura nella maggior parte dei casi dall’oggi al domani. Questa conoscenza unita alle nuove acquisizioni della scienza relative alla stretta correlazione esistente tra la nostra salute mentale, l’ambiente, le nostre condizioni fisiologiche, la nostra nutrizione e la qualità delle relazioni psico-sociali (da noi definiti i “4 pilastri evolutivi”) offre l’opportunità di poter intervenire in quell’“area grigia” che si pone tra la piena salute mentale e la comparsa della malattia conclamata.






