Il muro che i giovani italiani devono scavalcare per potersi realizzare nella vita privata e in quella lavorativa ha ripreso ad alzarsi: ha raggiunto 136 centimetri, rispetto ai 100 centimetri del 2006 (anno di partenza), con un nuovo peggioramento che arriva dopo due anni di lieve miglioramento.

Per i giovani italiani, a causa di ritardi “strutturali”, resta difficile aprire le porte d’ingresso al mercato del lavoro, per l’accesso all’abitazione, per la realizzazione di percorsi familiari e professionali stabili e duraturi.

Segno di come le disuguaglianze tra generazioni si ampliano, non solo in termini di reddito e ricchezza, ma anche di aspettative di vita, benessere psicologico e accesso a servizi fondamentali. È questa la fotografia scattata dal VII Rapporto 2025 a cura dell’Osservatorio Politiche giovanili della Fondazione RiES dal titolo “Il divario generazionale, nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia”, curato dal professor Luciano Monti (docente di Politiche dell’Unione europea alla Luiss), presentato alla Luiss.

Attraverso l’Indice del divario generazionale (GDI) viene misurato il ritardo accumulato da una generazione per raggiungere le principali tappe della vita, in 14 domini: le maggiori criticità riguardano Pensioni, Povertà, Debito pubblico, Parità di genere, Reddito, Ricchezza e Welfare familiare, Credito e Risparmio.