TORINO. C’era una volta l’ascensore sociale, il sistema che portava in alto il figlio dell’operaio, che consentiva ai ragazzi di entrare in banca dietro uno sportello e ritrovarsi direttore generale. Tutto fermo, da troppo tempo. Le possibilità di migliorare la propria condizione economica rispetto a quella dei genitori, in Italia, sono tra le più basse dell’intera galassia Ocse: il punteggio è 0,5, lo stesso di Stati Uniti e Regno Unito, e colloca il Paese in fondo alla classifica.
Significa che chi nasce in una famiglia agiata ha buone probabilità di restarvi. Chi nasce in difficoltà ha pochissime chance di uscire dal piano terra.
È il cuore della fotografia scattata dallo studio “La pesante eredità”, realizzato da Future Proof Society e dal think tank Tortuga: un’analisi che racconta come, nel nostro Paese, il 10% più ricco della popolazione – circa sei milioni di persone – possegga oltre il 60% del patrimonio nazionale. La metà più povera – circa 30 milioni di italiani - un misero 7,4%.
Negli ultimi dieci anni, questo squilibrio si è aggravato: la quota detenuta dal top 10% è aumentata di 7 punti percentuali, il doppio rispetto alla media europea.
«È un’Italia sempre più diseguale e con poche opportunità di mobilità intergenerazionale», si legge nello studio. Una realtà in cui i patrimoni si concentrano, i salari stagnano e le nuove generazioni restano inchiodate alla partenza.







