La condizione dei giovani professionisti in Italia è peggiorata negli ultimi 40 anni. Se nel 1987 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior, nel 2022 hanno percepito redditi inferiori del 16%. Un quadro che non migliora includendo anche il lavoro dipendente. È quanto emerge dal rapporto «Generazioni a confronto tra demografia e redditi», realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni e illustrato ieri alla presenza del ministro del lavoro, Marina Calderone.

Professioni più anziane

Il report parte da un dato generale: l’Italia sta invecchiando rapidamente e il ricambio generazionale fatica a decollare. In cinquant’anni l’età mediana della popolazione è salita da 33 a 49 anni, i giovani si sono dimezzati e gli over 65 sono raddoppiati. Uno squilibrio che «si riflette direttamente sulla libera professione: meno ingressi, più pensionamenti, percorsi più lenti», si legge nel report. Il fenomeno è ancora più marcato tra gli autonomi: nel 2025 i lavoratori dipendenti under 35 rappresentano il 24% del totale, mentre tra i liberi professionisti scendono al 16% e tra gli altri indipendenti al 15%. L’età mediana dei professionisti raggiunge i 50 anni tra gli uomini e i 46 tra le donne, che «pur essendo mediamente più giovani, stanno rapidamente convergendo verso le fasce più mature».