Secondo il Financial Times, Pechino sta integrando intelligenza artificiale, modelli linguistici e chip più potenti nella rete di videosorveglianza già più estesa al mondo. L’obiettivo? Rendere più efficiente la sicurezza pubblica. Il risultato? Una capacità più rapida e automatizzata di leggere comportamenti, folla e movimenti urbani
La Cina sta costruendo una nuova rete di sorveglianza? No, ce l’ha già. La novità? Pechino sta provando a renderla meno dipendente dall’occhio umano e più capace di leggere da sola ciò che accade nelle strade.
Secondo le ricostruzioni del Financial Times, basate sull’esame di oltre una dozzina di documenti di gara e su colloqui con persone vicine ai contratti, diverse amministrazioni locali cinesi stanno aggiornando telecamere, server e software con sistemi di intelligenza artificiale in grado di analizzare scene, riconoscere comportamenti ritenuti anomali e recuperare filmati attraverso richieste scritte.
La rete cinese di videosorveglianza era già tra le più estese al mondo e da anni viene impiegata per controllo urbano, prevenzione del crimine, gestione delle emergenze e monitoraggio politico. Il salto in corso riguarda la qualità dell’automazione. I sistemi installati nella grande stagione della sorveglianza urbana, a metà degli anni Dieci, mostrano limiti di hardware, frammentazione delle piattaforme e funzioni di analisi ancora parziali. La nuova generazione permette di trasformare immagini in segnali operativi quasi in tempo reale, risparmiando così i tempi di attesa.













