C’è un momento preciso in cui la tecnologia smette di essere un semplice strumento di supporto e si trasforma in un’infrastruttura invisibile capace di modellare il comportamento e le libertà umane. Quel momento si sta consumando oggi nelle città cinesi, dove l’architettura della sicurezza pubblica vive una mutazione non solo tecnica, ma profondamente epistemologica.La videosorveglianza tradizionale, intesa come occhio elettronico che registra passivamente la realtà per ricostruzioni a posteriori, appartiene al passato. Al suo posto emerge una rete di sorveglianza predittiva che sfrutta l’intelligenza artificiale generativa e i modelli multimodali per anticipare le intenzioni, classificare i comportamenti sociali e neutralizzare il rischio prima che si traduca in un’azione concreta.Un’inchiesta del Financial Times ha svelato come i contratti di appalto pubblico stipulati dalle autorità cinesi con giganti come Hikvision e Huawei riguardino ormai piattaforme di comando integrate guidate da modelli linguistici avanzati. Questa accelerazione interroga brutalmente le fondamenta del diritto europeo. Mentre Pechino normalizza l’automazione del sospetto in nome della stabilità sociale, l’Unione Europea erige una trincea giuridica tramite l’AI Act e il GDPR per salvaguardare lo spazio pubblico come luogo di libertà individuale, ponendo limiti invalicabili alla capacità degli algoritmi di profilare e giudicare i cittadini.Indice degli argomenti