Dopo quello del 2025 sui campionamenti a -82 metri, il Corriere ricostruisce altre pubblicazioni scientifiche tra 65 e 80 metri alle Maldive. Silvio Greco: «Sono parte di un filone di ricerche noto al mondo accademico e a UniGe». Il marito Carlo Sommacal: «Certo non andava lì per andare in spiaggia»
Non un articolo scientifico isolato sulla rivista internazionale Environments nel 2025, già svelato lunedì scorso dal Corriere. Non una sola spedizione rimasta confinata in qualche archivio universitario. Ma una traccia che ritorna, anno dopo anno, studio dopo studio, nel mare maldiviano, là dove la luce si spegne e l’ossigeno si rarefa. Profondità, campionamenti, sedimenti, Blue Hole ovvero cavità sommerse, attività scientifiche subacquee. E il nome della professoressa Monica Montefalcone accanto a quello di altri docenti o ricercatori del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova.
Gli articoli Dopo il primo studio già raccontato dal Corriere nei giorni scorsi, quello che citava una carota di sedimento raccolta a 82 metri nel Blue Hole di Faanu Mudugau, ora emergono altri tre lavori scientifici pubblicati in precedenza: tra il 2023 e il 2024. «Questi articoli da voi scoperti sono certamente parte di un filone di ricerche, e anche molto interessante», spiega il professore Silvio Greco, fra i decani della biologia marina italiana. Un filone che «nasce da una geologia particolare, con adattamenti a condizioni particolari e la crescita di comunità microbiche adattate a vivere con chemiosintesi, ovvero non legate alla produzione fotosintetica». Tradotto: ambienti estremi, quasi senza luce e poveri di ossigeno, dove la vita si organizza in forme rarissime. E infatti, aggiunge Greco, «è evidente anche dalla varietà di studi che si stavano studiando questi ambienti fino a oltre 75-80 metri di profondità dal punto di vista geologico, chimico, microbiologico e biologico».






