di
Gaia Piccardi
Cosa è successo ieri a Sinner: anche al Roland Garros Jannik è arrivato dopo aver giocato 29 match in due mesi, ma la fatica è solo una delle cause
Si fa presto a dire hybris. Non avrebbe dovuto giocare a Madrid, era meglio saltare Roma. In un team di professionisti, l’ultima parola è sempre del giocatore. Sinner ha deciso di azzerare la transizione tra veloce e terra, atterrando a Montecarlo da Miami. Poi ha voluto sperimentarsi sull’altura della capitale spagnola, la più elevata d’Europa. Dietro l’angolo c’era il Foro Italico: perché rinunciare a un bocconcino prelibato nell’anniversario rotondo del trionfo di Panatta? Gnam.
Quando si è accesa la spia della riserva, nella notte piovosa della travagliata semifinale con Medvedev, era già troppo tardi. Parigi, o cara, chiamava. E così, carico di 29 match accumulati nell’arco di 71 giorni su due superfici e in due continenti, Jannik è sbarcato al Bois de Boulogne, su una terra diversa dalle altre, e con un format — tre su cinque — che, a volte, patisce.














