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Gaia Piccardi

Dopo il crollo fisico e la sconfitta con Juan Manuel Cerundolo al Roland Garros, Jannik si è recato al J Medical per degli accertamenti. Becker: «Non sappiamo cosa gli capiti dentro»

«Il problema sono io». Dove arriva la testa e dove si ferma il corpo, in questo magma indistinto che l’ha fatto deragliare dall’obiettivo stagionale, è il rebus che Jannik Sinner deve risolvere. Ha un mese esatto per riuscirci, a meno che per strada non valuti di chiedere una wild card per l’erba di Halle o del Queen’s: quattro settimane senza match nelle gambe sono tante anche per il numero uno del mondo, atteso dal debutto sul centrale di Wimbledon — in quanto campione in carica — lunedì 29 giugno. Con gli inglesi non si sgarra: è un’abitudine che risale al 1922.

Da Parigi, dopo l’enorme delusione della sconfitta con Cerundolo junior a un game dal traguardo (la serie si è interrotta a 30 vittorie consecutive), Jannik è diretto a Torino. Il J Medical, ancora una volta, è la clinica di riferimento scelta dal giocatore per gli accertamenti. Il direttore sanitario, Andrea Marchini, lo conosce bene: lì sono custoditi gli esami pregressi, da confrontare con i nuovi, nella speranza che conservino le tracce del lunghissimo malore di giovedì, andato in onda in mondovisione dal centrale del Roland Garros. Obbligatorio capire. È iniziato con un irrigidimento dei muscoli delle gambe, è diventato uno psicodramma di fronte al quale il campione non è arretrato di un centimetro.