La Procura di Urbino ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per istigazione al suicidio sulla scomparsa di Riccardo Branchini, il 19enne sparito nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2024 nella zona della diga del Furlo. L’atto, firmato dal pubblico ministero Claudio Rastrelli e depositato il 21 maggio, riguarda un procedimento "a carico di ignoti" per il reato previsto dall’articolo 580 del codice penale. Come persone offese risultano indicate la madre Federica Pambianchi e il padre Tommaso Branchini, assistiti dall’avvocato Elena Fabbri del foro di Rimini. Nel documento la Procura comunica ai familiari di aver presentato richiesta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari. I genitori avranno ora 30 giorni di tempo dalla notifica per prendere visione degli atti e presentare eventuale opposizione, indicando le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta avanzata dal pm.
La vicenda aveva profondamente colpito l’opinione pubblica. Riccardo Branchini era scomparso dopo aver lasciato la propria auto nei pressi della centrale idroelettrica del Furlo. All’interno erano stati trovati effetti personali, documenti e cellulare. Per mesi le ricerche si sono concentrate nell’area della diga, fino ad arrivare anche all’ipotesi di uno svaso del bacino, al centro di un lungo confronto tra Procura, Regione, Provincia ed enti ambientali. L’inchiesta era stata aperta senza indagati per verificare l’eventuale coinvolgimento di terze persone. Ora la Procura ritiene però di non avere elementi sufficienti per proseguire le indagini e ha quindi chiesto l’archiviazione del procedimento. Sarà il gip a decidere se accogliere la richiesta oppure disporre ulteriori approfondimenti.













