La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti: è il secondo fronte giudiziario che si innesta sull’inchiesta per il femminicidio di Federica Torzullo, uccisa con ventitré coltellate dall’ex marito Claudio Carlomagno, oggi sorvegliato a vista in carcere. Il target del nuovo procedimento è il doppio suicidio dei genitori dell’assassino reo confesso, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, trovati impiccati sotto il portico della loro villetta di via Tevere, ad Anguillara Sabazia. Il fascicolo ha natura esplorativa. Serve a consentire accertamenti irripetibili, a partire dalle autopsie, eseguite all’Istituto di medicina legale della Sapienza, lo stesso dove è stato esaminato il corpo della donna. Nessun indagato, per ora. Ma una domanda di fondo che guida gli accertadurre a soggetti identificabili se non attraverso un lungo e complesso iter della polizia postale. Un terreno investigativo fragile, che pone subito un problema di causalità giuridica.

Dimostrare un nesso diretto tra gogna social e suicidio è operazione complessa. L’istigazione al suicidio richiede condotte specifiche, idonee, direttamente efficaci. Qui il rischio è evidente: inseguire fantasmi digitali, aprire un maxi-fascicolo potenzialmente ingestibile, con decine o centinaia di posizioni indistinte. Uno scenario che la stessa Procura sa essere di difficile praticabilità. Per questo l’indagine non si ferma all’odio online. Ricostruisce il contesto. Analizza la progressiva esposizione pubblica dei coniugi, il loro isolamento, il ritiro dalla vita sociale, la fuga temporanea da Anguillara, le dimissioni di Maria Messenio dal ruolo di assessore comunale alla Sicurezza, l’interruzione dei rapporti professionali di Pasquale Carlomagno. Viene acquisita la lettera lasciata all'altro figlio, Davide, nella quale i due parlano di vergogna, accerchiamento, condanna collettiva. Ma il punto più delicato dell’inchiesta è un altro. Ed è interno alle stesse carte giudiziarie.