“Amarga Navidad” dalla Croisette alle sale italiane29 maggio 2026 alle 00:26

Chi lo segue fin dal suo debutto avrà ormai chiaro quanto la funzione benefica dell’arte rappresenti, per Pedro Almodóvar, un tema fondativo di tutta la sua poetica. Da uno sguardo sulla natura umana al tempo stesso grottesco e viscerale - segnato da crisi d’identità, affanni amorosi, dolore della perdita e convivenza con la malattia - l’atto creativo, riscontrabile nelle note di una canzone o nella spontaneità di un’azione scenica, aiuta a ritrovare un senso perfino laddove i traumi esistenziali sembrano mettere tutto in discussione. Oggi come allora, il maestro fa propria questa saggezza con “Amarga Navidad”: pellicola fresca di presentazione al Festival di Cannes che invita a riflettere - come emerso anche in conferenza stampa - sul compito etico dell’artista e sulla necessità di assumere una posizione netta rispetto alla contemporaneità. In un acuto gioco di incastri, uno scrittore, ispirato da esperienze passate e dall’imprevedibilità del presente, dà forma a un’opera in cui confluiscono fragilità interiori e l’esaurirsi di un’autentica ispirazione.

La storia

Determinato a riprendersi da un periodo professionale poco florido, Raúl lavora alla sua ultima sceneggiatura dopo che Mónica, la sua assistente personale, ha deciso di licenziarsi. A delinearsi è soprattutto la figura di Elsa, una pubblicitaria provata dal mancato successo come autrice cinematografica e incapace di elaborare il lutto per la madre. Al suo fianco c’è Bonifacio, il suo compagno che, per quanto si sforzi, non riesce a placare lo stato di panico e oppressione che la affligge. Oltre alle cure psichiatriche, Elsa tenta di guarire sé stessa rivolgendosi a Patricia, una vecchia amica in difficoltà con suo marito. Mentre si avvia alle fasi conclusive della stesura, Raúl chiede un parere a Mónica, fiducioso nella sua totale onestà. Ma cosa accadrebbe se le persone reali servite da spunto al copione si riconoscessero nei soggetti descritti? Nel rimbalzo tra due epoche distanti vent’anni, l’intreccio espone i differenti piani narrativi mescolando in modo rapsodico realtà e finzione.