Il ricorso alla sezione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (Pmi) riservato all’imprenditorialità femminile, da parte delle imprese rosa è aumentato per un ammontare di finanziamenti pari a 2.389 miliardi (+14 milioni rispetto al 2023). Dato in controtendenza rispetto agli importi effettivamente garantiti dal Fondo di garanzia che sono invece diminuiti di 88 milioni di euro.
A metterlo nero su bianco è stata la relazione sul Bilancio di genere presentata il 27 maggio in commissione Bilancio alla Camera, dalla sottosegretaria di Stato per l’economia e le finanze, Lucia Albano che ha evidenziato anche come nel 2024 le imprese femminili rappresentano il 22,2% del totale e, rispetto a quelle maschili, sono di piccole dimensioni, localizzate maggiormente al Nord e più giovani. Il confronto con il 2023 mostra però una lieve flessione in linea con la contrazione generale del tessuto imprenditoriale italiano: in un anno, le imprese femminili nelle regioni italiane sono infatti diminuite dell’1,4%, con un decremento di 18.154 unità.
Donne, imprese più piccole ma con fondatori più giovani
Il report evidenzia che le imprese femminili, rispetto a quelle maschili, sono di dimensioni minori e costituite da persone più giovani. Nel 2024, il 96,2% di esse ha registrato un numero di addetti tra 0 e 9, mentre quelle maschili con le stesse dimensioni sono il 94%. All’opposto, le imprese femminili con più di 500 addetti rappresentano solo lo 0,01% del totale (98 imprese contro 2.136 imprese non femminili). Per quanto riguarda l’età le realtà rosa sono 134.174 unità (il 10,3% del totale delle imprese femminili), anche se nel 2024 si è verificato un peggioramento della dinamica, con la diminuzione di 6.183 imprese. Non è una dinamica che ha caratterizzato solo le imprese rosa ma tutto il settore imprenditoriale: tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili si sono infatti ridotte del 24,5%, quindi meno 43.536 imprese.








