In Italia i pregiudizi legati al mondo dell’imprenditoria femminile sono ancora numerosi: il 76% delle imprenditrici percepisce infatti stereotipi o commenti legati al proprio genere da parte di investitori, clienti o partner e in 1 caso su 2 non viene riconosciuta subito come titolare (46%). Molte donne sono ancora costrette a scegliere tra azienda e famiglia: con l’arrivo di un figlio l’attività rallenta per 1 su 3.
Nonostante questo, la metà non ha mai pensato di rinunciare alla propria azienda e, interpellata sul tema, consiglierebbe ad altre donne di avviare un’impresa. A tracciare il quadro della situazione è un’indagine di Associazione GammaDonna e wamo, che rileva come le imprenditrici digitali siano quelle che subiscono più pregiudizi per il fatto di essere donne (52% li percepisce “spesso”, rispetto al 36% della media) e si sentano più sovente sottovalutate rispetto ai colleghi uomini nel rapporto con i finanziatori – nel 37% contro il 22% della media.
Sono anche quelle che più probabilmente rinunciano o rimandano l’arrivo di un figlio per non compromettere la crescita della propria azienda. Interrogate sull'impatto sul business, il 41% delle madri-imprenditrici ha subito un rallentamento dell’attività, mentre il 44% ha risposto di non avere figli, arrivando a toccare livelli quasi doppi rispetto alla media. Il 24% ha subito una "riduzione temporanea di attività" e l’8% una "riduzione significativa di fatturato". Nonostante questo, detengono un primato positivo nella gestione familiare, con il carico mentale organizzativo diviso equamente con partner o altri componenti nel 52% dei casi: più del triplo rispetto alle libere professioniste (17%).










