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L'indipendenza economica delle donne italiane è migliorata anche se resta ancora ampio il gap sul fronte delle decisioni finanziarie e degli investimenti. È quanto emerge dal focus dell'Osservatorio Findomestic dedicato alla finanza al femminile e realizzato in collaborazione con Eumetra e Research Dogma. I dati evidenziano una buona progressione: il 90% delle donne intervistate dispone di entrate personali, più o meno regolari e continuative, il 65% le gestisce direttamente e il 70% si considera molto o abbastanza competente nella gestione delle proprie attività finanziarie. Tra gli uomini le percentuali sono lievemente superiori: il 69% gestisce autonomamente le entrate e il 78% si ritiene competente in materia finanziaria. Resta una distanza da colmare anche quando si parla di conto corrente personale ad uso esclusivo: a dichiarare di averne uno ad uso esclusivo è il 59% delle donne rispetto al 64% degli uomini. L'11% dichiara, invece, di non averne. In questo contesto e in occasione dell'80* anniversario del suffragio universale, Findomestic Banca per affermare il suo impegno a favore dell'autonomia finanziaria femminile ha aderito all'iniziativa 'Una donna, un lavoro, un conto', offrendo a tutte le donne la possibilità di aprire un conto corrente monointestato gratuito da attivare entro metà luglio. "Questo gesto concreto", spiega Annamaria Russo, direttrice Brand, Communications & ESG di Findomestic Banca, "si inserisce in un percorso che da 10 anni vede Findomestic impegnata al fianco dei centri antiviolenza, e nelle attività di educazione finanziaria e digitale. Un'occasione per mettere a disposizione delle donne in anteprima un e-book finanziario realizzato, con l'obiettivo di fornire strumenti semplici e utili per accrescere consapevolezza, sicurezza e capacità di gestione del denaro". In tema di gestione del denaro uomini e donne riportano analoghi bisogni e punti di vista, senza grandi differenze: l'80% delle donne dichiara di essere coinvolta nella gestione economico-finanziaria del proprio nucleo familiare, allo stesso livello degli uomini (82%), analogamente condividono con i familiari una gestione delle spese attenta e oculata (81% uomini, 83% donne), il 54% afferma di avere progetti di risparmio comuni, alimentati da più membri della famiglia. "La ricerca", aggiunge Russo, "fotografa un'Italia più evoluta rispetto ai vecchi schemi gerarchici del capofamiglia finanziario: i divari di genere non sono scomparsi, ma si fanno più circoscritti e aprono lo spazio a una finanza al femminile capace di valorizzare competenze, cautela, risparmio e visione di lungo periodo". Il passaggio dalla competenza dichiarata alle decisioni concrete mostra, però, una differenza ancora marcata: il 52% degli uomini prende in autonomia le proprie decisioni finanziarie, contro il 29% delle donne. Le donne tendono, infatti, a fare maggiore affidamento su familiari, amici o colleghi più esperti (57% contro il 41% degli uomini), anche perché si sentono meno confidenti: il 72% si sente sicura nella gestione del denaro, ma solo il 24% si definisce "molto sicura" (contro il 32% degli uomini). Nonostante i gap ancora presenti, la volontà di diventare protagoniste di una finanza al femminile è forte: l'87% delle donne si dichiara molto o abbastanza interessata a gestire in prima persona le proprie risorse, una quota superiore anche a quella degli uomini (84%). "Una vera finanza al femminile - prosegue Annamaria Russo - non deve replicare modelli tradizionali nati in un contesto prevalentemente maschile, ma costruire un approccio paritario concreto ed autonomo nella quotidianità, attento ai progetti individuali e collettivi. È un'evoluzione che può migliorare il rapporto con il denaro dell'intera società".






