Fanno le imprenditrici per scelta e non per ripiego, sono più istruite, preferiscono lavorare con altre donne e sono attente al benessere dei propri collaboratori. E’ l’identikit disegnato delle aziende guidate da donne messe in luce nel rapporto realizzato da Unioncamere con il supporto del Centro studi Tagliacarne e Sicamera. L’analisi è parte del Piano Nazionale dell’Imprenditoria Femminile, gestito da Invitalia in collaborazione con Unioncamere, per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e finanziato dai fondi europei del Next Generation EU.
Certo non mancano i risvolti negativi: si tratta di imprese meno produttive, più piccole di dimensione e che utilizzano molto il capitale familiare per l’avvio, cosa che limita la propensione ad investire e innovare. Caratteristiche queste che possono spiegare anche la lenta evoluzione che si è registrata negli ultimi dieci anni: le aziende al femminile sono aumentate solo dello 0,4% dal 2014 a fine dello scorso anno e contano oggi per meno di un’impresa su quattro. C’è da dire, comunque, che dal rapporto emerge che se queste aziende puntano sul capitale finanziario, utilizzando incentivi e credito bancario all’avvio, il loro livello di produttività cresce del +33% e raggiunge un incremento del 40% se a questo si aggiunge anche la formazione.






