Donne al comando solo sulla carta, progetti vecchi vestiti da idee nuove. Sul grande palcoscenico dei bandi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) va in scena una doppia illusione: imprese che si tingono di rosa all’ultimo minuto e attività già avviate che si riciclano come start up di frontiera. Dietro i moduli e le autocertificazioni, una partita a scacchi in cui la forma batte la sostanza, con le risorse per la ripresa che rischiano di svanire tra le pieghe delle frodi più raffinate.

I controlli del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza ora svelano il trucco: sotto i numeri della rinascita sostenuta dal Pnrr si nascondono anche dei trasformismi. Lo dicono gli esiti dei quasi 15mila controlli svolti negli ultimi 18 mesi su finanziamenti, erogazioni e appalti per un valore complessivo di 11,3 miliardi di euro. Il focus riguarda tutti i settori interessati dalla misura e su cui è alta l’attenzione della Procura europea: infrastrutture pubbliche, sostegno alla competitività delle imprese, innovazione, trasformazione digitale, formazione, sviluppo, istruzione, ricerca, sanità e Pubblica amministrazione. Ma andiamo con ordine.