Il Fondo di garanzia per le Pmi resta uno snodo centrale del sistema creditizio italiano, anche se il suo ruolo è cambiato profondamente rispetto agli anni dell’emergenza pandemica. Gli ultimi dati disponibili mostrano un’attività ancora sostenuta, una qualità del rischio sotto controllo e, soprattutto, un contesto bancario che torna lentamente ad aprirsi, seppure in modo diseguale tra micro, piccole e medie imprese.

Più domande, più erogato

Rispetto all’anno precedente l’operatività del Fondo di Garanzia nel 2025 evidenzia un aumento delle richieste di circa 19 mila unità e una crescita dei finanziamenti garantiti nell’ordine di 4 miliardi di euro, secondo le stime elaborate per Plus24 dall’ufficio studi Nsa sui dati del Mediocredito Centrale (Mcc). La copertura media, ovvero la quota del finanziamento garantita dal fondo di garanzia, resta stabile, attorno a due terzi del finanziamento (circa 67,4% nel 2024 e 69,5% nel 2025), evidenziando il definitivo superamento delle garanzie “totali” tipiche del periodo Covid che arrivavano al 90-100%.

Dall’analisi dei numeri per dimensione d’impresa emerge che le micro e le medie imprese arrivano a volumi complessivi di erogato molto simili (intorno ai 25–26 miliardi ciascuna), ma con dinamiche opposte: le micro presentano un numero di domande circa 10 volte superiore, a fronte di importi medi molto più contenuti; le medie, invece, concentrano importi elevati su poche operazioni. È questa la fotografia di uno strumento pubblico che resta capillare per le realtà più piccole e strategico per le operazioni strutturate delle imprese di dimensione maggiore. La restrizione dell’operatività delle garanzie offerte da Sace hanno reso ancora più importante il Fondo di garanzia Pmi per le medie imprese.