Le piccole imprese, che rappresentano l’ossatura economica del nostro Paese, sono caratterizzati da radicate criticità. Gli istituti di credito, in particolare, e gli intermediari finanziari, in generale, sono chiamati a finanziare realtà imprenditoriali che presentano una limitata capacità di raccolta e analisi dei dati, con una struttura manageriale che, non sempre, presenta competenze adeguate ad interfacciarsi con il sistema bancario.

Tuttavia, grazie all’intervento dello Stato, negli ultimi 20 anni l’accesso al credito per le Pmi è stato super agevolato: il Fondo di Garanzia si è dimostrato uno strumento estremamente flessibile e in grado di aiutare l’economia a superare le crisi sistemiche che si sono presentate, da quella del 2008 dei mutui subprime, all’epidemia Covid19 nel 2020. È quanto emerso a più riprese nel corso del convegno «Credito e Pmi: garanzie pubbliche e tematiche Esg» organizzato in settimana dal Gruppo Nsa presso la sede di Borsa Italiana.

Ma il Fondo di Garanzia per le Pmi si trova oggi, come ogni anno, a un importante bivio: l’approvazione della Legge di Bilancio che potrebbe rivederne le risorse, i livelli di garanzia e le modalità operative, anche se nella prima bozza di Manovra non c’è traccia dell’attesa proroga.