C’è un “ricavo” italiano nella guerra in Iran. L’Italia, storicamente, esporta prodotti petroliferi raffinati, attraverso due grandi raffinerie, la Sarlux (gruppo Saras) di Sarroch (Cagliari) e la Isab (acquistata qualche giorno fa dalla Ludoil Energy) di Priolo (Siracusa). Insieme queste due raffinerie italiane valgono quasi il 50% della capacità di raffinazione nazionale. E ora, con il blocco dello stretto di Hormuz e l’impennata del costo del petrolio (che si porta dietro quello dei prodotti raffinati, che vengono, tuttavia, trattati su mercati diversi e possono avere anche oscillazioni maggiori rispetto al greggio), riesploso il prezzo dei prodotti raffinati, volano anche le esportazioni.
Rileva l’Istat nel comunicato di ieri sul commercio estero nello scorso mese di aprile verso i paesi che non fanno parte dell’Unione Europea che «la crescita tendenziale dell’export verso i mercati extra Ue27 è dovuta all’aumento delle vendite di energia (+34,9%)». Dall’altro lato, quelle delle importazioni, è aumentato del 28,1% il valore dell’energia importata (cioè il petrolio greggio che semplicemente costa di più). Si tratta, nell’un caso e nell’altro, di valori economici. Probabilmente, quando saranno disponibili i dati in volume, si potrà constatare che rispetto all’anno precedente sono state spostate le stesse quantità di merci (o come avviene quando aumentano i prezzi, anche quantità inferiori). Ovviamente non è un fenomeno nuovo, né sorprendente. Il petrolio (e i suoi derivati) è uno dei prodotti più mobili del pianeta. Il principale importatore (dati 2025) di prodotti petroliferi raffinati italiani è Gibilterra con il 17% in valore e quasi il 9% in quantità (i prezzi dei raffinati variano a seconda dello specifico prodotto: a dispetto delle dimensioni, il “Peron” è la più grande “stazione di servizio” delle navi che passano dal Mediterraneo all'Atlantico (e viceversa) che vengono rifornite sia da chiatte dedicate sia attraverso gli ormeggi diretti. Poi la Spagna, la Croazia e la Francia. Quinto paese importatore è la Libia che pur essendo con le maggiori riserve petrolifere del continente africano, non ha capacità di raffinazione. La guerra in Ucraina Nella crisi seguita all’inizio della guerra in Ucraina, cioè il 22 febbraio 2022, l’export italiano di prodotti petroliferi raffinati aumentò dell’83,2%! Non solo le crisi comportano anche cambiamenti nella geografia delle esportazioni. Per esempio, nel 2022, gli Stati Uniti divennero il primo paese di destinazione delle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati sia in valore (2,8 miliardi), sia in quantità (oltre tre miliardi di tonnellate). Nel 2025 (ultimi dati settoriali disponibili), l’export è crollato a 278 milioni di euro e 534 milioni di tonnellate. Come si vede il crollo del prezzo: si è passati dalla quasi parità al 50%. Nel 2023 assorbito lo choc è cominciata la discesa dei prezzi. ma solo nel 2025 si è tornati al livello del 2021 l’anno precedente l’inizio della guerra. Il mondo Ad aprile complessivamente l’export italiano ha mostrato ancora una grande vivacità con una crescita dell'11,3% rispetto ad aprile 2025, ma anche i primi quattro mesi dell’anno hanno un robusto segno positivo (3,7%), mentre le importazioni sono cresciute del 5,8% (su aprile 2025) e sono rimaste sostanzialmente stabili nei primi quattro mesi del 2026 (-0,1%). Ad aprile 2026 l’avanzo commerciale con i paesi extra Ue27 è stato pari a 3,846 miliardi di euro (più 2,320 miliardi nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-5,327 miliardi) è superiore rispetto a un anno prima (-4,195 miliardi). L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici sale da 6,515 milioni di aprile 2025 a 9,173 milioni di aprile 2026. A tirare l’export italiano ad aprile 2026, sono stati gli importanti aumenti su base annua delle esportazioni verso Svizzera (39,4%), Cina (più 36,0%), paesi dell’Opec (più 19,3%) e Stati Uniti (più 12,1%). Diminuiscono le vendite verso Turchia (meno 21,3%) e Regno Unito (meno 3,0%). Quanto al “volatile” mercato degli Stati Uniti (che con il 10,8% è il primo mercato dell’export italiano!) le esportazioni sono cresciute del 12,1% rispetto ad aprile 2025; mentre si è fermato al 3,7% nei primi quattro mesi dell’anno (rispetto allo stesso periodo del 2025). Andamento inverso per l’import dagli Usa: più 7% ad aprile e 22,8 nel primo quadrimestre. Alla fine il saldo commerciale positivo per l’Italia ad aprile per 2,8 miliardi e nei primi 4 mesi di 12,9 miliardi di euro.








