Acque agitate in casa +Europa. Che sia per la leadership, per le alleanze politiche in vista delle elezioni del 2027 — le due cose non sono necessariamente alternative — o per presunte violazioni dello statuto, il dato è che dentro il partito guidato da Riccardo Magi si sta verificando uno scontro senza precedenti. Che ora diventa pubblico. Da una parte c’è lo stesso Magi, rieletto segretario lo scorso anno e teoricamente in carica per altri tre anni; dall’altra Matteo Hallissey, presidente del partito, e l’ex segretario Benedetto Della Vedova.Oggi (28 maggio) Hallissey e Della Vedova hanno deciso di occupare la sede di +Europa, con tanto di tende, e hanno convocato una conferenza stampa per chiedere la convocazione immediata dell’assemblea e un congresso anticipato; conferenza che inizialmente è stata ostacolata dall’arrivo di Magi, posizionatosi dietro ai due, e che poi è stata spostata in un’altra sala.Ma cosa chiedono Hallissey e Della Vedova? “Abbiamo deciso di occupare pacificamente la sede del Partito in via Nazionale 172 perché +Europa deve uscire da questa dinamica di sistematica violazione dello Statuto e della legalità interna: una deriva profondamente preoccupante per una forza politica nata con l’ambizione di difendere e rafforzare lo Stato di diritto e la democrazia, in Italia e in Europa - ha scritto sui social il presidente del partito, annunciando l’azione dimostrativa -. Oggi c’è una nuova maggioranza all’interno degli organi del partito, una nuova maggioranza che ha chiesto la convocazione di un congresso anticipato mentre l’attuale segreteria cerca in tutti i modi di opporsi”.Sopra la superficie, le questioni sono statutarie e si scontrano con il fatto che Magi non avrebbe più la maggioranza del partito. Per andare a congresso, però, secondo le regole di +Europa serve che lo chiedano i due terzi dell’Assemblea; numeri che Hallissey e Della Vedova non hanno. Qualche giorno fa con 53 voti a favore viene però approvata una mozione che chiede l’azzeramento della segreteria e, appunto, un nuovo congresso per scegliere i vertici che guideranno il partito fino alle elezioni politiche del prossimo anno. La mozione passa a maggioranza semplice ma viene dichiarata illegittima dalla presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci.Il secondo round dello scontro tutto interno a +Europa va in scena lo scorso 18 maggio quando, dopo le dimissioni di Balducci, Hallissey e Della Vedova cercano di far eleggere un nuovo presidente ma vengono bloccati da Magi. Così, forti della loro maggioranza, bloccano a loro volta l’approvazione del bilancio. Una mossa che, secondo Magi, “mette in difficoltà il partito, anche sul due per mille. E a farlo è un presidente che svolge la stessa funzione anche per Radicali italiani e che ha fatto pubblicità solo per il 2 per mille a quella associazione e non per quello a +Europa”.Così si arriva a oggi, all’occupazione e alla conferenza stampa. Della Vedova ha spiegato che, dopo le dimissioni della presidente dell’assemblea, il vicepresidente vicario avrebbe evitato di mettere ai voti la nuova presidenza e che il bilancio è stato quindi bocciato. Lo stesso gruppo dei 53 delegati ha poi chiesto una nuova assemblea per votare presidente e bilancio, così da evitare rischi per il partito, ma ha giudicato inaccettabile la convocazione fissata al 12 dicembre. Della Vedova ha inoltre ricordato che il collegio di garanzia si è espresso a favore del congresso anticipato, chiedendo quindi di procedere rapidamente in questa direzione.Dietro le schermaglie, si diceva, c’è anche — e soprattutto — il tema delle alleanze politiche. Come presentarsi nel 2027? Cinque anni fa +Europa era una delle gambe, la più piccola, del Terzo polo, al fianco di Italia Viva di Matteo Renzi e di Azione di Carlo Calenda. Di fronte allo strappo di Calenda con il Pd allora guidato da Enrico Letta, che aveva scelto di ospitare in coalizione anche Avs, +Europa decise di andare con i dem vedendo candidati nei collegi uninominali della coalizione Magi, oltre a Emma Bonino e Della Vedova. Come si muoverà il prossimo anno? Sarà ancora un alleato, ma autonomo, del Pd? Oppure andrà sì nel campo largo ma in Casa riformista di Renzi? O, ancora, cercherà il dialogo con Calenda, ricostituendo un centro svanito all’indomani delle elezioni del 2022?