Quella dell'Italia nel Novecento è una storia contraddistinta da fattori, caratteri e processi storici peculiari che hanno finito per fare del nostro paese un punto di osservazione tanto singolare, nella sua specificità, quanto indispensabile per la comprensione di fenomeni più generali che hanno informato il «secolo breve». Tra questi figura la nascita del fascismo come «regime reazionario di massa» capace di coniugare «l'autobiografia della nazione» avvertita da Piero Gobetti con il «sovversivismo dall'alto delle classe dirigenti» colto da Antonio Gramsci. Un altro tratto italiano certamente eterodosso si registrò alla fine del Novecento con la caduta del muro di Berlino cui coincise il collasso (caso unico in Europa occidentale) dell'intera «Repubblica dei partiti» e del sistema politico che aveva fondato la democrazia dopo la Seconda guerra mondiale.
Piazza della Loggia: prima missini, poi stragisti. Anatomia di una strage nera
storico
Un ragionamento d'insieme, capace di affrontare i nodi controversi e drammatici di ciò che questi due punti cardinali comprendono, è quello offerto dall'importante nuovo volume Storia dell'altra Italia (Laterza) scritto da Enzo Ciconte, storico delle organizzazioni criminali, già deputato alla Camera e consulente delle commissioni parlamentari antimafia. Il libro restituisce, nei suoi molteplici significati, quel composito fenomeno eversivo (fatto di stragi, tentativi di colpo di Stato, attentati, covert operation) che rimase incistato, all'ombra della Guerra Fredda, nel corpo del nostro Paese fino agli anni Novanta, ponendosi come nemico dichiarato della Costituzione.









