Donne fuori di Raffaele Mangano e Gianni Bono, pubblicato da IF Edizioni per la collana Nuvole di carta (pp. 192, 18 euro) vede tre protagoniste avvicendarsi intorno alle giornate milanesi che precedono il voto per il referendum sul divorzio; sono diverse, hanno alle spalle vissuti famigliari e professionali che non coincidono e lottano per la causa femminista. E forse è proprio l’ingrandimento progressivo di un momento della storia di solito riassunto approssimativamente, la dilatazione di istanti collocati non lontano nel tempo e che tuttavia non sono mai stati assimilati del tutto a salvare gli autori dal pericolo di appropriarsi dello sguardo, della testimonianza altrui.
È la primavera del 1974 e la campagna elettorale divide gli ambienti legati alla politica: la Democrazia Cristiana, il Movimento Sociale Italiano, ma anche certi strali conservatori e imprenditoriali remano contro il no. Sono favorevoli cioè all’abrogazione della legge Fortuna Baslini, che aveva introdotto l’istituto del divorzio ed era stata approvata dal Parlamento il 1 dicembre 1970. Dall’altra i movimenti femministi, la società civile, i settori più anticonformisti del mondo culturale operano in senso opposto: convincere che spezzare simbolicamente l’identità del nucleo famigliare, rappresentarlo alla stregua di un patto, di un vincolo sociale – dunque passibile di termini, di rotture – avrebbe non soltanto garantito più libertà alle donne; avrebbe rotto un sistema di ipocrisie, di omertà e di violenze su cui gli uomini avevano fino ad allora contato e di cui avevano sempre beneficiato.









