Non se ne fa niente. L’ennesimo aborto dell’Ue è sull’idea di nominare un proprio inviato per la Russia. Se ne parla da settimane, sono circolati i nomi di Mario Draghi e Angela Merkel. Il presidente finlandese Alexander Stubb si è persino proposto per l’incarico, confidando nella sua personale amicizia con Donald Trump. Ma i 27 decidono di non procedere. È sufficiente la prima discussione sul tema, oggi al Consiglio Affari Esteri informale riunito a Cipro dalla presidenza di turno, per affossare tutto. L’Ue non "sarà mai un mediatore neutrale fra Ucraina e Russia perché siamo chiaramente dalla parte di Kiev”, sentenzia Kaja Kallas, in conferenza stampa.

L'Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera, giudicata da molti Stati troppo anti-russa in quanto estone, uno dei paesi baltici che vivono la minaccia di Mosca da vicino, è la prima a frenare. L’idea di nominare un inviato europeo che possa trattare la pace tra Mosca e Kiev non le è mai piaciuta. Sia perché si tratterebbe evidentemente di costruire una posizione di neutralità tra le due parti. Ma soprattutto perché la prima a essere scavalcata dal nuovo incarico su una delle crisi principali del momento, l’Ucraina, sarebbe proprio lei, quale Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, materia di per sé poco unitaria tra i 27.