Da Mosca continuano ad arrivare inviti al dialogo («Abbiamo cose di cui parlare», ha insistito anche ieri Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica internazionale), ma tra i responsabili delle diplomazie europee si raffredda l’ipotesi di riaprire i canali con Mosca. E così il dibattito sulla necessità di individuare un inviato speciale Ue, atteso per la riunione di ieri a Cipro, alla fine è stato meno denso del previsto: «Non cadiamo in questa trappola», ha sottolineato Kaja Kallas a margine del Consiglio Affari Esteri straordinario. L’Alta Rappresentante è certamente interprete della linea dura, ma gli sviluppi degli ultimi giorni hanno tolto qualche argomento agli “aperturisti”. Interrogato sugli eventuali negoziati con Mosca, Gunther Krichbaum, ministro tedesco degli Affari Europei, ha detto che «non possiamo fare il terzo passo prima ancora del primo». Il primo passo «è che la Russia interrompa la sua aggressione all’Ucraina».
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E invece Mosca non arretra. Tramite il segretario del Consiglio di Sicurezza, Serghei Shoigu, ha minacciato che potrebbe arrivare un pesante attacco su Kiev. E ha assicurato che l’avvertimento ai diplomatici stranieri che si trovano nella capitale «era serio e voluto». Tutte le ambasciate occidentali, però, restano aperte, anche se ieri c’è stato un piccolo incidente diplomatico con Kallas che aveva accusato gli Stati Uniti di aver chiuso i battenti dopo la minaccia russa, circostanza smentita da Washington e anche da Kiev. La linea concordata al vertice di Limassol, in terra cipriota, è quindi quella della fermezza. «Non dobbiamo correre verso i negoziati e lasciare che la Russia detti le condizioni – ha riassunto la ministra degli Esteri svedese, Maria Malmen Stenergard –. Bisogna aumentare la pressione su Mosca e accrescere il sostegno all’Ucraina». Su una cosa, poi, i ministri sembrano d’accordo: anche in caso di eventuali trattative, l’Ue - ha rivelato Kallas - non ha alcuna intenzione di presentarsi nelle vesti del mediatore «neutrale», ma piuttosto in quelle dell’avvocato difensore di Kiev. «Siamo dalla parte dell’Ucraina e difendiamo i nostri interessi fondamentali di sicurezza». Gli sforzi europei per la pace sono dunque «complementari e non sostitutivi di quelli degli Stati Uniti». Resta comunque in alto mare il processo per selezionare un rappresentante europeo incaricato di parlare con Mosca: secondo il governo spagnolo «non ce n’è bisogno perché abbiamo già le nostre istituzioni».






