Genova – Il problema focalizzato dalla Cassazione è in primis quello delle “fonti aperte”, cioè notizie apprese genericamente da Internet o da pubblicazioni comunque accessibili a tutti. Su questo punto la Cassazione motiva l'annullamento - deciso nell'aprile scorso - con rinvio delle ordinanze del tribunale del Riesame di Genova che avevano confermato gli arresti per Mohammad Hannoun, l'attivista e architetto palestinese di 64 anni accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas. Nelle motivazioni di quel pronunciamento, la Quinta sezione penale sottolinea che il riferimento alle medesime fonti aperte è "assolutamente generico e indefinito, privo di indicazioni su origine e qualità”. Le toghe contestano insomma che non viene specificato con chiarezza da dove provengono le notizie che avrebbero consolidato i sospetti degli inquirenti, se da testate giornalistiche, report istituzionali, studi, motivo che le rende di fatto inutilizzabile.

Polizia e Guardia di finanza in via Bolzaneto, lo scorso 27 dicembre, davanti alla sede di Abspp (foto Pambianchi)

Esclusi i documenti di provenienza israeliana, che già erano stati messi in discussione in precedenza dalle toghe, la Corte osserva che il quadro indiziario si fonda su intercettazioni, dati informatici e appunto “fonti non adeguatamente qualificate”. Viene criticato in particolare l'uso di questi elementi per sostenere la dimensione internazionale di Hamas, i canali di finanziamento attraverso enti di beneficenza e i legami tra gli indagati e l'organizzazione. La Cassazione dispone quindi una "rivisitazione complessiva" del quadro probatorio da parte del Riesame, con una verifica puntuale della provenienza, della portata e dell'attendibilità delle fonti. I giudici dovranno accertare se, anche prescindendo da tali fonti, esistano elementi autonomi sufficienti a sostenere le accuse. Al tribunale della Libertà è stato inoltre chiesto di chiarire il ruolo delle associazioni coinvolte e la consapevolezza degli indagati rispetto a eventuali finalità terroristiche. Particolare attenzione, sempre in base al diktat della Cassazione al livello sottostante, dovrà essere dedicata alle attività delle cosiddette “charities”, per stabilire se siano schermo di finanziamenti illeciti od operino realmente nel welfare. In quest'ultimo caso, andrà valutato se tali attività siano comunque funzionali, anche in parte, agli obiettivi di Hamas. Alla luce del pronunciamento odierno si attende una nuova udienza davanti al Tribunale del Riesame nel capoluogo ligure, che dovrebbe essere fissata a stretto giro.