Nuovo round al tribunale di Genova per i presunti fondi al terrorismo: per i giudici della Suprema Corte la solidità dell’impianto accusatorio non è adeguato
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La Quinta sezione penale della Cassazione ha depositato le motivazioni del provvedimento con cui, lo scorso 8 aprile, ha annullato con rinvio l’ordinanza del tribunale del Riesame di Genova. I giudici sollevano forti perplessità sulla solidità delle prove che mantengono in cella Mohammad Hannoun, presidente dei palestinesi in Italia, insieme a Ra'ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, finiti in carcere con la pesante accusa di aver finanziato l'organizzazione terroristica Hamas.Per i giudici la solidità dell’impianto accusatorio prodotto dal Riesame non è sufficiente e al centro della contestazione vi è l'uso eccessivamente vago delle “fonti aperte” da parte dell'accusa. Nelle motivazioni si legge infatti che “il richiamo a tali fonti è tuttavia assolutamente generico e indefinito, dal momento che il Tribunale si è limitato ad evocare indistinte 'fonti aperte', senza specificare quali fossero (la testata giornalistica da cui ha attinto la notizia, report presenti su siti istituzionali e quali, pubblicazioni scientifiche sul tema) e senza valutarne specificamente l'attendibilità”. Per la Suprema Corte tutto questo si traduce in una carenza metodologica, la cui logica conseguenza è che “la mancata specificazione della fonte utilizzata e della sua qualità ne preclude l'utilizzabilità”. Ora tutto torna al riesame di Genova che, se ci riuscirà, dovrà “procedere ad una rivisitazione complessiva del 'thema probandum', avendo cura di selezionare provenienza, portata ed attendibilità delle cosiddette fonti aperte”.







