Roma, 28 mag. (askanews) – Utilizzando il Telescopio spaziale James Webb, un team a guida internazionale ha ottenuto la prima misura diretta della massa di un buco nero risalente a 13 miliardi di anni fa. I dati rivelano un oggetto colossale che costituisce i due terzi della massa dell’intero sistema, suggerendo che, nell’Universo primordiale, i buchi neri siano nati “già grandi”, precedendo la formazione delle stelle e delle loro galassie ospiti. Nel team che ha condotto lo studio pubblicato su Nature partecipano anche ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Un team internazionale di astronomi ha misurato per la prima volta in maniera diretta e dinamica la massa di un buco nero risalente a oltre 13 miliardi di anni fa, analizzando le osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb (JWST). Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, vede una forte partecipazione italiana, grazie al contributo cruciale di scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università degli Studi di Firenze, della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Sapienza Università di Roma e dell’Università degli Studi dell’Insubria.

L’oggetto dello studio, denominato Abell 2744-QSO1 (QSO1), appartiene alla classe dei cosiddetti “piccoli punti rossi” (Little Red Dots) – galassie attive estremamente compatte le cui emissioni appaiono arrossate a causa della polvere e dell’estrema distanza – la cui luce è stata triplicata e ingrandita dall’effetto di lente gravitazionale dell’ammasso di galassie denominato Pandora. Grazie alle osservazioni condotte con lo strumento NIRSPec di JWST, il team di ricerca ha tracciato il movimento del gas di idrogeno attorno al centro galattico, riscontrando una rotazione di tipo kepleriano: il gas orbita attorno a un punto centrale proprio come i pianeti attorno al Sole. Questa dinamica ha permesso di determinare direttamente la massa del buco nero, pari a 50 milioni di masse solari.