TRENTO. “Il sistema carcerario italiano è al collasso e non vi sono più giustificazioni all’inerzia”. È la dura presa di posizione della Camera penale di Trento dopo il suicidio di una detenuta di 21 anni avvenuto il 26 maggio nel carcere cittadino. Per i penalisti, la tragedia rappresenta “la spia di un disagio più profondo” che coinvolge l’intero sistema penitenziario nazionale.
La Camera penale richiama i dati sul sovraffollamento e sulle condizioni di detenzione. Al 30 aprile nelle carceri italiane erano presenti 64.412 detenuti a fronte di 51.265 posti regolamentari, con istituti che superano il 200% di affollamento. I suicidi in carcere, ricordano gli avvocati, sono stati 91 nel 2024, 80 nel 2025 e già 25 nei primi mesi del 2026. Altissimi anche gli episodi di autolesionismo.
Nel documento viene citata anche la situazione del carcere di Trento, che nel 2025 contava circa 400 detenuti a fronte dei 240 posti previsti. Secondo l’ultima relazione del garante provinciale Massimo Pavarin, si sono registrati 18 episodi di autolesionismo e 7 tentativi di suicidio. Oltre il 50% dei detenuti risulta inoltre seguito dai servizi specialistici per dipendenze o disturbi mentali.
La Camera penale evidenzia infine le difficoltà del personale penitenziario, denunciando carenze di organico e condizioni di lavoro sempre più pesanti. Da qui l’appello rivolto a politica, magistratura e avvocatura affinché venga mantenuta alta l’attenzione sul tema della prevenzione dei suicidi e sulle riforme necessarie per il sistema carcerario.







