La Procura della Repubblica di Roma ha formalizzato alla Giunta per le autorizzazioni della Camera la richiesta di acquisire i tabulati telefonici e le chat whatsapp tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Quest’ultimo si trova in questo momento detenuto a seguito di una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni, aggravata dall’uso del metodo mafioso.
Al centro dell’indagine vi è la gestione del locale “Bisteccheria d’Italia”, vicenda che ha già determinato le dimissioni di Delmastro dalla carica di sottosegretario alla Giustizia. La gravità degli elementi emersi deriva dal fatto che, mentre Delmastro ricopriva l’incarico al ministero della Giustizia, sarebbe entrato in affari con i familiari del prestanome riconducibile al clan Senese, dopo aver scoperto il locale in modo fortuito. Particolarmente rilevante è che né il deputato, né la sua scorta, né i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) che frequentavano il locale avrebbero compiuto verifiche sulle indagini in corso a carico del titolare.
Ciò solleva dubbi seri circa l’adeguatezza delle cautele adottate da chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe essere particolarmente attento ai segnali d’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico. Criticabile appare anche la recente audizione di Delmastro davanti alla Commissione Antimafia, durante la quale ha dichiarato di essere impegnato nel contrasto alle mafie: una dichiarazione che, se sincera, richiederebbe la consegna spontanea delle chat richieste dalla Procura come segno di collaborazione. Poiché tale consegna non si è ancora verificata, sarà indicativo osservare come si esprimeranno i parlamentari del centrodestra quando dovranno votare sulla richiesta di acquisizione della documentazione da parte della Procura.










