La procura di Roma chiede di poter acquisire le conversazioni tra il deputato di FdI Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, prestanome del boss, nell’ambito dell’indagine su attività di riciclaggio del clan Senese. La richiesta è stata inviata alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera che dovrà decidere se dare il via libera o meno.

L’inchiesta ruota intorno alla Srl “Le 5 forchette” fondata dall’ex sottosegretario alla Giustizia e da alcuni suoi colleghi piemontesi di partito, insieme a Miriam Caroccia, figlia di Mauro. La società controlla il locale “Bisteccheria d’Italia”, ristorante con una quarantina di coperti che, per la procura, servirebbe per ripulire i soldi sporchi della criminalità. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Mauro Caroccia, che sentenze passate descrivono come amico fidato e prestanome dei boss Senese, «per eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale» e «per agevolare il riciclaggio», attribuisce «fittiziamente» alla figlia il 50% della società proprietaria di quel ristorante alla periferia romana.

E Miriam e Mauro Caroccia (l’uomo è in carcere a Viterbo da febbraio scorso per mafia) sono indagati per riciclaggio e intestazione fittizia aggravata dall’aver agevolato un’associazione mafiosa. Tramite la società, è il sospetto degli inquirenti, hanno cercato di «accrescere e rafforzare la posizione del clan Senese sul territorio tramite il controllo di attività economiche», hanno provato a «reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni» e a «sottrarre bene e attività illecitamente accumulate dall’associazione a misure ablatorie». Proprio ieri il deputato Delmastro (non indagato) è stato audito in commissione Antimafia e ha fornito la sua versione dei fatti che si può riassumere così: «Non sapevo dei legami tra Caroccia e il clan Senese, non sapevo dei guai giudiziari di Mauro Caroccia. Non lo sapevo e nessuno mi ha avvisato. Appena l’ho scoperto, mi sono tirato fuori da tutto e ho venduto le quote». Ora i magistrati vogliono acquisire i messaggi con l’ex sottosegretario contenute nel cellulare sequestrato nei mesi scorsi a Caroccia senior. Tra queste anche una chat di cui aveva parlato Barbara Tritoni, moglie di Mauro, sentita come persona informata sui fatti. Agli investigatori, la donna aveva raccontato che quel gruppo AhatsApp, a cui avrebbero partecipato anche Delmastro e i suoi fedelissimi, serviva per confrontarsi sulla gestione del ristorante, sulle forniture e sulle varie decisioni relative all’attività. Al centro degli accertamenti dei magistrati ci sono anche i conti correnti e la dichiarazione dei redditi di Caroccia. Un faro è acceso pure sulla costituzione della società “Le 5 forchette”, di cui l’ormai sottosegretario aveva il 25% delle quote e i suoi compagni di partito biellesi il 5%. Si cerca di capire se, davanti al notaio, Miriam Caroccia, all’epoca diciottenne, fosse sola. O se con lei, a formalizzare il tutto, ci fosse anche il padre. Gli inquirenti romani stanno cercando di ricostruire anche gli investimenti legati al ristorante, il profilo dei dipendenti e tutti gli acquisti fatti dalla società.