Caro direttore, il post elezioni di Venezia è caratterizzato dal realizzarsi del bias cognitivo (ossia allucinazione mentale) definito del "senno di poi". Ossia a posteriori di prendere coscienza che le cose non sarebbero potute andare come si era erroneamente previsto. Questo perché la situazione è cristallizzata e tenderà in futuro a bloccarsi ulteriormente.
Facciamo due conti. Mediamente circa il 50% dei cittadini non vota. Non gli interessa o ritiene che non si possa cambiare la situazione votando. Un ulteriore 25% (il 50% dei votanti) pensa che il cambiamento possa costituire un possibile peggioramento della situazione. E vota per non cambiare. Ne è prova l'esito del recente referendum sulla Giustizia. Il rischio è che i politici dovendo controllare solo il 25% dei votanti ne approfittino. Charles Bukowsky distingueva in questo modo la differenza fra democrazia e dittatura: in democrazia prima si va a votare e poi ci si rimette alla decisione dei rappresentanti; in dittatura non c'è bisogno di andare a votare.
Luciano Lanza
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, se penso all'umorismo corrosivo e disincantato di Charles Bukowsky mi vengono alla mente aforismi fulminanti come quello, piuttosto famoso, che recita «Qualcuno prende la vita troppo sul serio. Nessuno ne esce vivo, comunque». Quello che lei cita sulla democrazia mi sembra invece francamente un po' scontato e non all'altezza di Bukowsky.








