Caro direttore, il fallimento dell'ennesimo referendum ha riportato alla luce un nodo della nostra democrazia. Non è una riflessione oziosa: l'uso strumentale dell'astensionismo da parte della politica stessa ne è un chiaro esempio. Celebre, in tal senso, l'invito all'astensione lanciato sia da esponenti di destra che di sinistra, entrambi al governo, come nel 2016 quando l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi disse: «L'astensione a un referendum che ha il quorum è sacrosanta e legittima». Una legittimità formale, certo. Ma è davvero legittimo che proprio chi guida le istituzioni inviti a depotenziare uno strumento di partecipazione diretta? C'è chi, con impazienza degna di miglior causa, lamenta lo "spreco" di risorse pubbliche. Ma davvero siamo disposti a considerare un costo legittimo, previsto dalla Costituzione alla stregua di un capriccio da tagliare? Il vero spreco, semmai, è non ascoltare. Far finta che l'astensionismo sia solo una variabile e non il sintomo di una crisi profonda. Non si tratta di pigrizia, ma di una forma di sfiducia. Sempre più cittadini scelgono di non partecipare, convinti che il loro voto non sposti nulla. E qui sorge un interrogativo scivoloso: può il quorum essere considerato come un ostacolo alla democrazia diretta?
Papetti: «Inutili le polemiche sull'astensionismo, se i referendum non sono su temi chiari e semplici la gente non va a votare»
Caro direttore, il fallimento dell'ennesimo referendum ha riportato alla luce un nodo della nostra democrazia. Non è una riflessione oziosa: l'uso strumentale...












