Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:22

di Paolo Gallo

Nel silenzio assordante delle urne vuote, si è consumata l’ennesima sconfitta di una classe lavoratrice che, per stanchezza, sfiducia o miopia, ha scelto l’astensione. Il referendum che avrebbe potuto segnare una svolta epocale per milioni di lavoratori – sia precari che stabili – è fallito per mancanza di quorum. Non è bastata la battaglia portata avanti da sindacati di base, associazioni civiche e lavoratori impegnati: la partecipazione è rimasta sotto la soglia critica, lasciando le richieste di maggiori tutele e sicurezza sul lavoro sospese in un limbo di indifferenza.

I quesiti erano semplici ma carichi di conseguenze: si chiedeva se i lavoratori volessero un rafforzamento delle garanzie sui contratti a termine, la possibilità di stabilizzazione dopo un certo periodo, e l’allargamento delle sanzioni contro chi viola le normative in materia di sicurezza sul lavoro. Una richiesta di dignità, in fondo. Eppure, nonostante l’urgenza delle tematiche, la risposta collettiva è stata un desolante “non pervenuto”.