di Serena Poli

Oggi condivido una riflessione amara, rivolgendomi prevalentemente al popolo astensionista. È mia convinzione che il popolo che non vota sia per la maggior parte composto da persone di sinistra che non si sentono rappresentate e questo scritto partirà da tale assunto. Voglio fare estrema chiarezza sulla mia posizione, perché ciò che sto per scrivere mi costa una profonda nausea e dolore politico.

Su questo blog in passato mi sono già espressa sul riformismo: lo ritengo un conservatorismo sotto mentite spoglie che ha l’obiettivo di arginare la sinistra anche a costo di far governare l’estrema destra, dunque trovo estremamente disturbante la sovraesposizione mediatica della quale godono i leader di quell’area a dispetto delle percentuali.

Comprendo pienamente l’elettore che diserta le urne e in passato l’ho fatto anch’io. Credo però che stavolta la posta in gioco sia differente: in ballo non c’è solo un eventuale Meloni-bis, ma il destino della sinistra in Italia. Mi spiego meglio, ma partiamo dai numeri.

A destra lo scenario è già scritto. Lì i voti non si creano né si distruggono: si travasano da un partito all’altro quando arriva una faccia nuova che dice le stesse cose con parole diverse… è stato così con Salvini, poi con Meloni e ora con Vannacci. Giorgia Meloni sarà costretta a imbarcarlo in coalizione e ci sarà anche Forza Italia, il cui mal di pancia per il boccone vannacciano sarà prontamente sedato dalle proprietà antiemetiche delle poltrone e del diritto di veto sulla tassazione degli extraprofitti delle banche. Ma il dato numerico è che quel blocco alle urne ci va sempre.