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Ultimo aggiornamento: 7:06
di Susanna Stacchini
Limitarsi a biasimare chi rinuncia ad esprimere il proprio voto, è un modo per giudicare l’estetica e non la sostanza. Le proporzioni dell’astensione sono tali, da rendere indispensabile un’analisi attenta, in grado di ricercare le radici profonde del fenomeno. Oggi invece, a partire dalle Istituzioni, passando per la politica e una larga parte della stampa, l’approccio alla questione è superficiale e inadeguato. Con l’indifferenza verso la disaffezione al voto, la politica confessa la rinuncia alla sua funzione più nobile, mettersi a servizio della gente, confermandosi al contrario, espressione esclusiva di una ristretta casta di potenti benpensanti.
Dietro ogni non voto c’è la storia di una vita. Dietro ogni non voto c’è emarginazione, miseria, malattia e disincanto. Dietro un non voto c’è il giovane precario che non può progettare il suo futuro, c’è la giovane coppia che rinuncia ad avere figli, perché non può permetterseli, c’è il lavoratore povero che ha smesso di curarsi. Dietro il non voto c’è il disoccupato e l’inoccupato, distinguo peraltro sterile e offensivo. C’è l’anziano che vive in situazione di povertà assoluta. C’è il mendicante, per il quale mangiare un pasto caldo o dormire al coperto e all’asciutto, è un’incognita giornaliera.






