Dallo scorso ottobre, a Gaza, dovrebbe essere in vigore un cessate il fuoco tra l’esercito israeliano e Hamas. Uso il condizionale perché in realtà la guerra non si è mai fermata. Nei sette mesi della presunta tregua sono stati uccisi più di ottocento palestinesi, soprattutto civili, e cinque soldati israeliani.
Il 27 maggio Israele ha annunciato di aver assestato un nuovo colpo ad Hamas uccidendo Mohamed Odeh, l’ultimo capo dell’organizzazione in ordine di tempo. Odeh ha ricoperto l’incarico per meno di due settimane. Il suo predecessore, Ezzedine al Haddad, era stato assassinato il 15 maggio. Haddad, a sua volta, aveva preso il posto di Mohammed Sinwar, ucciso l’anno scorso in un attacco israeliano dopo aver raccolto il testimone da suo fratello Yahya Sinwar, l’uomo che aveva pianificato l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele.
Uno dopo l’altro, i dirigenti di Hamas sono stati eliminati dall’esercito israeliano. La strategia non è nuova: tutti i leader di Hamas sono morti per mano israeliana, a cominciare dal fondatore, lo sceicco Ahmed Yassine, ucciso nel 2004 da un razzo dell’esercito israeliano. Eppure l’organizzazione non è scomparsa e controlla ancora la parte della Striscia di Gaza dove si trova la popolazione palestinese.







