«Chiamarlo cessate il fuoco è uno scherzo». Così un soldato israeliano - intervistato da Associated Press - ha definito la “tregua” di Gaza in vigore dallo scorso ottobre. Insieme ad altri due colleghi riservisti, schierati a Gaza tra ottobre 2025 e gennaio 2026 e poi rientrati, ha chiesto di rimanere anonimo, per timore di subire emarginazione da parte dei commiltoni. Hanno detto di aver deciso di parlare perché indignati e addolorati per ciò che hanno visto.

I tre testimoni raccontano che, nella Striscia, le uccisioni da parte dell’esercito israeliano sarebbero proseguite anche durante il cessate il fuoco entrato in vigore nei mesi scorsi. Perchè le regole d’ingaggio lungo la cosiddetta “linea gialla” - che separa le aree controllate da Israele da quelle palestinesi - sono spesso poco chiare, così come poco visibile (e in alcuni punti addirittura non segnata) è la linea stessa.

Secondo i soldati, alcuni comandanti avrebbero formalmente rispettato la tregua, ma mantenendo un atteggiamento incline ad alimentare il conflitto. Le truppe avrebbero spesso ricevuto ordini o indicazioni ambigue su chi potesse essere considerato una minaccia, chiedendo decisioni rapide ma basate su informazioni incomplete.