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Investigatori dei carabinieri a caccia dei “basisti” della ’ndrangheta che operano nella Locride. Avviare in Calabria una raffineria di droga senza “autorizzazioni”, “coperture” e pagamento del “pedaggio”, infatti, è davvero un’impresa molto difficile oltre che ad altissimo rischio. Praticamente impossibile in alcune specifiche aree della Locride dove i clan sono ancora più potenti e ramificati e anche gestori di tutte le attività illecite.
È pertanto in questa specifica direzione che, dopo il blitz anticrimine scattato all’alba di martedì scorso, le indagini dei carabinieri della Compagnia di Bianco hanno acceso i riflettori: ricostruire da chi è composto il gruppo malavitoso che oltre a entrare nel grosso affare ha messo a disposizione a Sant’Agata del Bianco un immobile dove avviare in grande stile una vera e propria raffineria di droga in grado, come stabilito dagli inquirenti, produrre ingenti guadagni.
Nel blitz di martedì scorso compiuto dai carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Civitavecchia e coordinato dalla Dda della Procura di Roma, destinatari di un provvedimento di fermo sono stati in quattro (dodici le persone iscritte nel registro degli indagati): il romano Roberto Tortoioli, di 63 anni, il cittadino della Repubblica Dominicana Jefferson Luis Numez Camacho, di 38 anni, e i colombiani Pavel Morales Guarin, di 37 anni e Ricardo Andres Tovar Asprilla, di 38 anni.













