Aumentare peso e volume della cocaina e conferire alla stessa un aspetto altamente cristallino, garanzia di droga di qualità superiore. Nella Locride, a Sant’Agata del Bianco, col placet ovviamente di uno o più clan della ‘ndrangheta, a questo sarebbero serviti i circa 200 chili di acido borico trovati e sequestrati dai carabinieri della Compagnia di Bianco all’interno di un anonimo e apparentemente disabitato immobile, situato in una zona periferica della cittadina collinare reggina. Un’abitazione trasformata in una raffineria clandestina di cocaina legata ad una consolidata rete avente rapporti con esponenti di qualche cosca radicata nell’area a sud della Locride.
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