Tutti contro tutti. E non poteva andare diversamente di fronte alla sconfitta elettorale. Il centrodestra cerca di sopravvivere a veleni e attacchi concentrici. Ci sono evidenti tensioni dentro i partiti, esplose proprio con la crisi delle urne, e nei rapporti tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.

Verrà il momento della ricomposizione, ma non è all’orizzonte. È l’ora del dito puntato, delle critiche, dei distinguo. Si cercano colpevoli, ma non si troveranno perché ognuno dei rappresentanti pratesi ha un alibi. Se non proprio fortissimo quanto meno credibile. Alla fine sarà inutile anche trovare un capro espiatorio perché il ’26 finisce in un battibaleno e la coalizione deve rimmettersi in cammino, più o meno unita, verso le Politiche del ’27.

Il nodo adesso è uno e uno solo: da dove ripartire? Semplicemente, verrebbe da dire, dagli errori fatti adesso, ma anche nella campagna elettorale del ’24 quando Gianni Cenni (fece un figurone pensando allo scrutinio di lunedì scorso) si dovette rimboccare le maniche e fare un percorso senza una coesione da cemento armato quanto mai necessaria.

Anche stavolta le tre marce si sono inceppate, la macchina del centrodestra è andata avanti per inerzia verso la sconfitta clamorosa: non solo il trionfo (soprattutto personale) di Biffoni, ma anche il successo di Claudio Belgiorno e Jonathan Targetti che hanno portato via votanti alla coalizione.